Importante, dal punto di vista della paleontologia dei vertebrati, è il livello di piroscisti eocenici che caratterizza la Cava Savignago, a Cornedo Vicentino (VI), terra che ha dato alla luce uno dei pochissimi cuccioli di coccodrillo risalenti al periodo Eocene (50 maf), il Crocodylus vicetinus Lioy 1865.
Ritrovato nel 1929 da un agricoltore, e donato poi al dott. Domenico dal Lago, è arrivato fino a noi attraverso una strada tortuosa ed irta di ostacoli. Il reperto, tenuto in collezioni private prima, e in museo dopo, ha subito intemperie atmosferiche, attacchi di agenti estranei e chissà quant'altro, che hanno contribuito al deterioramento favorito anche dal tipo di sedimenti in cui si era fossilizzato. Tutte queste offese hanno provocato un fenomeno di alterazione di Fe2SO3 (con produzione di noduli di pirite e di marcasite), che alla lunga avrebbe ridotto l'esemplare in... cenere. Il prezioso reperto è stato affidato ad una nota società di restauro e recupero fossili, che, dopo analisi microscopiche, batteriologiche e sedimentarie e attraverso lavorazioni con cotone imbevuto in etanolamina tioglicolato (utilissimo per ridurre al minimo, quasi inibire, l'azione della pirite), hanno salvato il fossile, ponendolo in una scatola di vetro a tenuta stagna con sali igroscopici (che abbassano l'umidità) e sacchetti fissatori dell'ossigeno (abbassando la percentuale di ossigeno interna e prevenendo così eventuali ossidazioni superficiali). Dati puramente tecnici, la scatola ha dimensioni 33x22,5x4 e un peso complessivo di 3 Kg.Cosa dire dell'esemplare in sè? Bè, poco o nulla. L'articolo originale dovrebbe arrivarci a breve, e sarò curioso di leggerne il primo studio.
Da quel poco che sappiamo, è un esemplare della specie "Crocodylus vicetinus" (una definizione tassonomica molto, molto dubbia), è un esemplare giovanile, forse di due o tre settimane dopo l'uscita dall'uovo. Esemplari adulti non sono mai stati ritrovati, quindi le stime sulle dimensioni da adulto sono piuttosto vaghe. Manca una corretta classificazione filogenetica: Kotsakis et.al (2004) lo immettono come Crocodylia indet., però, come lo stesso Kotsakis rimarca, manca un'aggiornata revisione tassonomica.
Bibliografia:
- "Italian Cenozoic crocodilians: taxa, timing and palaeobiogeographic implications", T. Kotsakisa, M. Delfino, P. Piras, Sciencedirect Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 210 (2004) 67– 87
"Analisi, documentazione, studio micromorfologico e microchimico e conservazione definitiva di un reperto fossile di coccodrillo dell'Eocene di Valdagno", Stoneage





